Gabriella Grosso

Gabriella Grosso

gabriella grosso

UNI TRE BOGLIASCO Briciole di Scienza dal 2007 ad OGGI

20-1-2017...anche quest'anno PRONTI AL VIA!

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GRAZIE  DI TUTTO MA SOPRATTUTTO DELLA PARTECIPAZIONE E DELL'ENTUSIASMO

UN ABBRACCIO E BUONA ESTATE A TUTTI!!!

Briciole di Scienza Programma 2016/17


Giorno settimanale : Venerdì dalle 16 alle 18
Date 13-20-27 gennaio, 3-10-17 febbraio 2017

BIOLOGIA. L’omeopatia come alternativa ai farmaci allopatici di sintesi chimica. Un approccio diverso. Le diluizioni deboli o infinitesimali. Materia prima di origine vegetale, animale, minerale.

BOTANICA. Osservazione delle diverse forme di foglie, fiori, frutti e loro significati funzionali.

ASTRONOMIA.  Confronto tra cielo d’inverno e cielo di primavera.  Cosa cambia e cosa rimane invariato. Eventi astronomici interessanti dell’inverno 2017.


BIOLOGIA

OMEOPATIA

PREMESSA: ANCHE SE È ORMAI NOTA IN TUTTO IL MONDO, L’OMEOPATIA HA SOLO 200 ANNI DI VITA E NON SI CONTRAPPONE NÉ SI VUOLE SOSTITUIRE ALLA MEDICINA TRADIZIONALE, SOTTOLINEANDO CHE IL SUO APPROCCIO È ESSENZIALMENTE DIVERSO MA IL FINE UNICO  È LO STESSO,  OSSIA IL BENESSERE DEL PAZIENTE. IN MOLTI PAESI I FARMACI OMEOPATICI SONO COMPLETAMENTE O PARZIALMENTE RIMBORSABILI, MA NESSUNO STUDIO SCIENTIFICO, PUBBLICATO SU RIVISTE MEDICHE DI VALORE RICO-NOSCIUTO, HA POTUTO DIMOSTRARE CHE L'OMEOPATIA SIA EFFICACE. IL NOSTRO OBIETTIVO È COME SEMPRE LA CONOSCENZA DEI FONDAMENTI E LA CAPACITÀ DI COGLIERE SUGGERIMENTI PER INTERPRETARE MEGLIO NOI STESSI.

COSA È
Gandhi definì l’Omeopatia medicina non violenta, efficace in assenza di effetti collaterali, utile per il bambino, lo scolaro, in gravidanza, durante il parto e il puerperio, medicina di ogni fase della vita umana, rispettosa del modello reattivo personale, utile nel ristabilire l’armonia del nostro organismo e l’adattamento alle condizioni di vita determinate dal vivere nel mondo moderno; più sinteticamente, “l’Omeopatia è il metodo terapeutico più avanzato e più raffinato che consente di trattare il paziente in modo economico e non violento”.
L’omeopatia contemporanea si è adattata ai tempi, non è più tanto economica e asserisce che quasi tutte le malattie sono risolubili omeopaticamente, in particolare quelle che derivano dall’alterazione e dal malfunzionamento dei vari sistemi di regolazione e difesa del corpo come la dimensione psicologica, i disturbi al sistema immunitario e al sistema nervoso centrale, le forme allergiche respiratorie o cutanee croniche, sino ad arrivare agli effetti secondari delle terapie oncologiche.
L’omeopatia è medicina di indagine, in questo differisce dalla medicina tradizionale in cui l’obiettivo primario è il sintomo che deve essere  tacitato, contrastato, annullato.
L’indagine omeopatica è di tipo olistico, non esiste l’organo ammalato, ma un individuo con un organo ammalato da considerare come unità di corpo e mente, con sintomi che devono essere interpretati.
Si inizia con l’individuazione della categoria cui il paziente appartiene sulla base della personalità, considerando i suoi stati d’animo, le sue vicende passate, i traumi emotivi, la sua vita di relazione. Solo a questo punto ci si  chiede cosa i sintomi vogliono comunicare a quel tipo di paziente. Esistono più farmaci omeopatici per gli stessi sintomi e così quei farmaci verranno sottoposti a più filtri fino a trovare quelli idonei al paziente.
Su questa strada, e approdando a posizioni perfin troppo radicali, si può arrivare all’Unicismo omeopatico in cui, individuato il tipo di paziente, si cerca il suo rimedio, detto il Simillimum, che il paziente prenderà durante la vita al presentarsi di qualunque tipo di disagio. Questa rappresenta la forma più pura e anche la più estrema e difficile dell’omeopatia. Il suo fondatore, il dottor Hahnemann vissuto a cavallo tra ‘700 e ‘800, arrivò all’Unicismo solo alla fine della sua vita professionale, a dimostrare una radicalizzazione della sua intuizione. Citare l’Unicismo aiuta a individuare la filosofia omeopatica.
Il malato che si cura con i rimedi omeopatici mira a diventare resistente alla lotta e sviluppare il suo potenziale di autoguarigione.
Riflessione: i microbi sono ovunque e in quantità di miliardi, sempre intorno a noi. Ammalarsi o no dipende da come il nostro corpo, pur essendone costantemente a contatto, reagisce a essi in quel dato momento per avere come esito:
indifferenza
malattia acuta
malattia cronica con fasi alterne di peggioramenti e tacitazioni.
 Ecco perché è della massima importanza capire come mai il corpo si è ammalato in quel momento e quindi inquadrare la persona e la sua psiche come entità unica.
Con i farmaci classici spesso accade che i germi, scacciati da una sede, migrino in un’altra e la malattia da organica diventi mentale o viceversa (ad esempio asma-angoscia o angoscia-ulcera). Il farmaco omeopatico ha il compito di stimolare la “Vis medicatrix”* in una situazione di bioenergia insufficiente. Per questo, dovendo creare un’inversione di tendenza, all’inizio si può avere un aggravamento dei sintomi e la guarigione è successiva con riacquisizione della bioenergia. In omeopatia non esistono specialisti, nè una divisione tra medici del soma e della psiche, l’uomo è uno, non scindibile in parti, ha capacità di autoguarigione, ha bisogno di essere aiutato dove ha smarrito la strada per riuscire da solo a riacquistare la sua bioenergia armoniosa, quella della persona sana.
*Vis medicatrix naturae:"ogni organismo possiede una Energia vitale, un potere energetico innato che gli consente una certa capacità difensiva naturale". E’ un principio esposto per la prima volta da Ippocrate, considerato proprio dalla medicina ufficiale ortodossa il primo medico (vedi  giuramento di Ipocrite).

COSA SIGNIFICA LA PAROLA
Omeopatia: curare con il simile, deriva dal greco "omòios" (simile) e "pathos" (malattia).
(Allopatia: curare con altro, spesso con l’opposto).
Se la medicina tradizionale per curare un arrossamento dell’occhio i cui capillari si sono dilatati usa un collirio, vasocostrittore, l’omeopatia ricorre ad Allium cepa, la cipolla, sì proprio quella che fa bruciare gli occhi e li fa lacrimare. Certo ne utilizza dosi diluitissime, con conseguente annullamento della tossicità e degli effetti collaterali. In questo esempio risiede il principio fondante dell’approccio omeopatico “similia similibus curantur” (“il simile viene curato con il simile”).
Per trovare queste sostanze Hahnemann somministrò ad un campione di persone sane diverse sostanze medicali annotando i sintomi prodotti, se riconducibili a determinate malattie. Somministrava poi le stesse sostanze  agli ammalati e, se osservava la regressione dei sintomi, metteva le sostanze nel nascente catalogo omeopatico.

UN PO’ DI STORIA
Hahnemann (H.) si laurea in medicina a Meissen in Sassonia, nel 1779, ai tempi dei barbieri chirurghi, delle sanguisughe e dei purganti. Il giovane scienziato rivela un gran talento: arriva a parlare o comprendere una decina di lingue tra cui  greco, latino, arabo ed ebraico. Professa per 10 anni la professione medica avvalendosi dei metodi tradizionali, ma via via se ne allontana e ipotizza un’altra via. L’intuizione nasce dal caso di intossicazione collettiva di operai addetti al trattamento della corteccia della pianta da cui veniva estratto il chinino, farmaco antimalarico. Essi presentavano i sintomi della malattia malarica. I sintomi regredirono somministrando china molto diluita. L’innovazione stava nell’idea di curare col simile invece che con l’opposto.
La guarigione di un organismo malato, caratterizzata dalla progressiva scomparsa di tutti i sintomi, può essere ottenuta mediante somministrazione mirata del rimedio che produce un quadro sintomatico simile nei soggetti sani. Partendo dai 61 rimedi dell’epoca come belladonna, oppio, digitale, oro, arsenico…, prova su se stesso, poi sui suoi famigliari, poi crea gruppi di ricerca e arriva a stilare un catalogo omeopatico e successivamente le leggi fondamentali.
 I scoperta o legge della Similitudine: ci sono farmaci che provocano gli stessi sintomi che vogliono curare e alla loro somministrazione segue la guarigione.
Ma i farmaci dell’epoca con le loro dosi forti spesso provocavano avvelenamenti o altri disastri. H. prova a diluire sempre più.
II scoperta o legge della Diluizione o delle quantità infinitesimali: più cresce la diluizione più è efficace il farmaco.
III scoperta o legge della Dinamizzazione: è indispensabile che ogni particella del diluente entri in contatto col farmaco e ciò si ottiene con la succussione, scuotimento fino a migliaia di volte.   E’ stato in seguito appurato (Legge Ardt-Schultz  o dell’ormesi, relazione dose-reazione in cui una sostanza chimica esercita effetti opposti in base alla dose) che le stimolazioni deboli aumentano la capacità vitale, mentre le forti la frenano, le esagerate l’aboliscono. Certo è che ancor oggi si rimane stupiti della potenza di materiali sempre più diluiti e, mentre si fa sempre più chiara l’importanza della succussione per il processo di dinamizzazione, ci si chiede quali proprietà di memoria possa avere il diluente principe che è l’acqua…
Un contributo importante alla nascente scienza omeopatica venne dal dottor Hering, incaricato dal suo primario di stroncare le idee sovversive di H. in un importante Congresso. Hering fu talmente catturato dalle intuizioni di H. che presentò alla Comunità Scientifica un elogio e in seguito a ciò fu cacciato dal Congresso e dall’Ordine, migrò in America dove fondò un ospedale omeopatico e diede importanti contributi alla teoria. Sua è la famosa Legge di Hering o "Legge della direzione della guarigione": I sintomi scompaiono
1) dall’interno verso l’esterno
2) dal basso verso l’alto
3) nell’ordine inverso alla loro comparsa.
Ecco perchè una dermatosi può essere un indice prezioso dell’andamento di una guarigione e può essere più opportuno attendere che completi il suo iter piuttosto che ricacciarla col rischio di farla migrare in organi interni.
H. partendo dalla Vis medicatrix di Ippocrate, venne portato a ipotizzare una Dynamis, Bioenergia o Forza vitale, arrivando a conclusioni molto simili ai colleghi cinesi (Ki) e indiani (prana), con cui non era mai venuto a contatto. Tutti i nostri organi e apparati subiscono l’influsso ordinatore di questa energia. La salute non è altro che la manifestazione di bioenergia armoniosa, la malattia di bioenergia perturbata. Ogni volta che la bioenergia viene bloccata nel suo fluire centrifugo, si provoca il blocco di un organo con disagio funzionale seguito eventualmente da lesione organica.

ITER
L’iter inizia con la diagnosi non della malattia, ma del malato con individuazione delle  sue tipologie fisiche e delle tre forme di inclinazione costituzionale morbosa.
L’individuazione della tipologia del paziente terrà conto del temperamento, del carattere, degli stati d’animo. Non esiste, realmente, una costituzione pura, ognuna ha caratteristiche anche delle altre, quella che prevale è considerata la dominante.
Non ci soffermiamo su questi affascinanti aspetti perchè in omeopatia è fortemente sconsigliata l’autodiagnosi in quanto troppe e troppo profonde sono le conoscenze richieste. Il primo punto è la conoscenza del corpo umano e per averne una visione olistica bisogna prima conoscerlo tutto, in particolare bisogna avere la capacità di riconoscere in ogni individuo le categoria di appartenenza, la conoscenza dei rimedi, l’associazione dei rimedi alle categorie, la scelta del rimedio e delle sue dosi terapeutiche. Noi ci accontenteremo di capire quali sono i capisaldi dell’omeopatia e, nell’eventualità di provare a curarci in modo omeopatico, avere la capacità di seguire le fasi in modo più consapevole. Avrete notato che i rimedi omeopatici non sono accompagnati da “bugiardini” analoghi ai farmaci tradizionali, per questo la consapevolezza dovrà passare attraverso qualche fase conoscitiva di base.

RIMEDI OMEOPATICI
Per quanto riguarda le sostanze usate, i rimedi sono:
- di origine vegetale, come tinture madri (TM) presentate in globuli, granuli o gocce
- di origine animale o organica o bioterapica, derivate da animali interi, parti o loro prodotti
- di origine minerale, prontuario litoterapico fatto di insolubili con diluizione non oltre 8 DH.

PREPARAZIONI OMEOPATICHE
La diluizione, concetto fondamentale in omeopatia, viene detta "potenza". Le potenze sono diluizioni 1 a 100 (potenze centesimali o potenze C o anche CH) o diluizioni 1 a 10 (potenze decimali o potenze D o anche DH). In una diluizione C una parte di sostanza viene diluita in 99 parti di diluente e successivamente "dinamizzata", ovvero agitata con forza secondo un procedimento chiamato dagli omeopati "succussione"; in una diluizione D, invece, una parte di sostanza viene diluita in 9 parti di diluente e sottoposta poi alla stessa dinamizzazione.
I solidi insolubili vengono sminuzzati e mescolati un certo numero di volte con zuccheri (ad esempio lattosio) e successivamente diluiti in acqua.
Ogni sostanza omeopatica pronta per l'impiego riporta il tipo di diluizione o potenza. Ad esempio, in un rimedio con potenza 12C la sostanza originaria è stata diluita per dodici volte, ogni volta 1 a 100, per un totale di una parte su 10012 (=1024). Le critiche maggiori all'omeopatia vertono sul fatto che a potenze elevate, e in particolare a partire proprio da 12C o da 24D, le leggi della chimica provano che il prodotto finale è così diluito da non contenere più neppure una molecola del medicamento di partenza. Infatti il numero di molecole contenuto in una mole di sostanza è fissato dal numero di Avogadro, che è uguale a circa 1024 molecole/mole: in una preparazione 12C l'ultimo quantitativo di soluzione conterrebbe al più una sola molecola del farmaco, su circa 1024 molecole di solvente.

COME SI PRESENTANO I MEDICINALI OMEOPATICI
In commercio i farmaci omeopatici si presentano sotto forma di granuli, piccole sfere di saccarosio e lattosio che contengono il principio attivo del rimedio in diverse diluizioni; possono essere assunti a secco per via sub-linguale lasciandoli sciogliere lentamente e non vanno masticati né deglutiti. In alternativa possono essere sciolti in un po’ d’acqua e dinamizzati mescolando con un cucchiaino o scuotendo il recipiente. I granuli non vanno toccati con le mani poiché il principio attivo del farmaco si trova sulla loro superficie. Le preparazioni omeopatiche si presentano anche sotto forma di globuli, gocce e pomate. I globuli sono simili ai granuli, ma sono molto più piccoli, il contenuto di un tubo (solitamente 200 globuli) viene assunto in un'unica dose (un tubo da 200 globuli una volta alla settimana).
Le gocce sono a base di tintura madre e basta diluirle in poca acqua.
È consigliabile alternare i rimedi e non assumerne diversi contemporaneamente. L’assunzione deve avvenire possibilmente lontano dai pasti e a una distanza di almeno mezz’ora dall’utilizzo di dentifricio, fumo, caffè, alcol o altro farmaco allopatico.
Un po’ di legenda per comprendere le sigle fondamentali.
CH=C=diluizione centesimale di H
DM=D=X diluizione decimale di H
K= preparazione korsakoviana
LM=diluizioni cinquantamillesimali
Altre sigle non prettamente omeopatiche
TM= tintura madre               EE=estratto etereo
OE=olio essenziale                OLEOLITO=preparazione a base oleosa
QB=quanto basta
Diluizioni decimali hanemaniane (DH/D/X) in un recipiente da 10 cc si mette 1 cc di Tintura Madre (TM) e si completa con 9 cc di alcol a 70°, poi si dinamizza e si ottiene così la prima diluizione decimale cioè 1D. Si continua poi allo stesso modo fino alla diluizione desiderata. A ogni diluizione si cambia recipiente.
Diluizioni centesimali hanemaniane (CH/C) in un recipiente da 100 cc si mette 1cc della TM e 99cc di alcol a 70° poi si dinamizza ottenendo la prima diluizione centesimale. Si cambia flacone ad ogni passo di diluizione.
Diluizioni korsakoviane (K) per la preparazione si utilizza sempre lo stesso recipiente. Un recipiente da 100 ml si riempie la prima volta con 100 ml di TM, poi si svuota con una tecnica per cui resta circa 1 ml di TM, successivamente si riempie il recipiente con alcol fino a 100ml  e si dinamizza ottenendo la prima diluizione korsakoviana (1K) e così di seguito. IL nome deriva dal dott. Korsakov, un medico che seguiva le armate napoleoniche e che in mancanza di boccette per la preparazione delle diverse diluizioni ha trovato un metodo più pratico.
Esistono anche diluizioni 50 millesimali (LM/50000) e diluizioni Q, ma le tralasciamo perché nascondono cavilli interpretativi che esulano dalle nostre finalità.
Le basse diluizioni (2-7 CH, 6-30 K, 06-09 LM) si utilizzano prevalentemente per le fasi acute; le medie diluizioni (15-30 CH, 200-1000 K, 012-018 LM sono indicate per le malattie croniche e per sintomi più generali; le potenze più alte (200 CH, 1000 CH,10000 K, 024-030 LM) agiscono sul “fondo” delle patologie e si usano per malattie mentali e psichiche.
Una precisazione: generalmente si pensa che i rimedi omeopatici siano lenti a dare risultati, ma non è così. Bisogna distinguire tra  sintomi acuti in cui l’azione è rapida (si può parlare anche di minuti) e malattie croniche il cui trattamento è necessariamente più lungo.

OMEOPATIA E ALIMENTAZIONE
L’attenzione omeopatica è legata alla necessità di rimuovere gli ostacoli alla cura. Aceto, limone, spezie e sostanze aromatiche, sostanze dai sapori forti come la liquirizia e la menta, sarebbero controindicati soprattutto se assunti spesso anche se in modesta quantità, oppure in quantità eccessive, oppure in concomitanza col rimedio omeopatico. Infatti l’azione medicamentosa di aceto, limone e spezie prevaricherebbe (a causa dell’effetto diretto sulle cellule) l’azione energetica del rimedio (che agisce con effetto indiretto sulle cellule). In effetti i farmaci omeopatici moderni risentono poco o nulla degli effetti di disturbo delle sostanze sunnominate. Per contro si parla poco delle reazioni causate dagli alimenti una volta metabolizzati, cioè trasformati dall’organismo. Queste reazioni possono essere di acidificazione, di alcalinizzazione e neutre. Sapere se un cibo è acido o basico è molto importante. Il sangue dell’uomo, infatti, tende a essere basico quando l’organismo è in buona salute, mentre tende all’acidificazione se è presente qualche malattia. L’alimentazione naturale, quindi tende a prediligere il cibo alcalinizzante e ridurre il cibo acidificante.

Cibi e pH

L’omeopatia raggruppa gli alimenti in tre categorie a seconda dell’azione sull’organismo: 

Alimenti alcalinizzanti: frutta in genere, mandorle, sesamo, uva e frutta secca, ortaggi e verdure (tranne spinaci, rabarbaro, bietole e barbabietola rossa), frutta fresca ben matura (tranne prugne e mirtilli), legumi freschi e secchi, latte. 

Alimenti neutri: oli vegetali, miele grezzo, zucchero di canna scuro.

Alimenti acidificanti :carni di ogni animale (pesci compresi), grassi animali, uova, formaggi, cereali di ogni tipo (specialmente se raffinati), zucchero bianco, alimenti conservati con additivi chimici (trattati, decolorati, raffinati), pasticceria industriale e artigianale, cacao e cioccolato, marmellate, aceto, spinaci, bietole, rabarbaro, barbabietole rosse, prugne, caffè e thè, tutti i cibi troppo cotti.

L’organismo tenta di mantenere l’equilibrio, cioè il pH fisiologico a 7. Per una persona normale, un’alimentazione naturale ed equilibrata deve comprendere dal 60 al 70% in peso di alimenti alcalinizzanti e mineralizzanti, e dal 30 al 40% di alimenti acidificanti.
Per bilanciare la dieta, un semplice compromesso è quello di diminuire le proteine animali, aumentare la quantità di vegetali (è utile ricordare che sarebbe opportuno per una corretta alimentazione il consumo di 5 porzioni al giorno di frutta e verdura), evitando così che i cibi acidificanti ristagnino a livello della matrice connettivale con conseguente perdita di fluidità ed elasticità delle membrane cellulari e conseguente invecchiamento.
RIASSUMENDO, CON O SENZA OMEOPATIA:
   Bisogna fare in modo che gli alimenti alcalinizzanti rappresentino circa il 75% del consumo giornaliero: frutta, verdura, patate, cavoli, lattuga, insalata…
   Tra i cibi acidificanti troviamo la carne, il pollame, i salumi, il formaggio fresco e stagionato, lo yogurt, i prodotti a base di farinacei e i dolci.
   Molti alimenti, pur essendo acidificanti, sono indispensabili e non devono assolutamente essere eliminati in quanto fonte essenziale di proteine e vitamine; il loro apporto acidificante va compensato con l’assunzione di alimenti alcalinizzanti.
   È necessario assumere quotidianamente un quantitativo sufficiente di acqua o tisane, circa 1,5 litri, limitando il più possibile tè, caffè e alcolici.
   Una passeggiata o una corsa in bicicletta migliora l’apporto di ossigeno e promuove il rilascio di acido carbonico sotto forma di anidride carbonica.
   Evitare, se possibile, situazioni che generano stress.
   Nelle situazioni di bisogno si consiglia l’assunzione di integratori alcalinizzanti.




BOTANICA SIGNIFICATI FUNZIONALI DI FOGLIE FIORI FRUTTI

FOGLIE

FOLIAGE


Il fenomeno del «autumn foliage » o « foliage » , cambio di colore delle foglie d’autunno, è una trasformazione che interessa le foglie verdi di molti alberi e arbusti a foglia caduca. Per i paesi della fascia temperata esso è centrato sul mese di ottobre nell’emisfero nord e sul mese di maggio nell’emisfero sud. È molto evidente negli Stati Uniti, in Canada, in Giappone, meno nei paesi Europei che hanno conservato un minor numero di specie arboree dopo le glaciazioni. 
Nei paesi americani anglosassoni, in riferimento a questo periodo autunnale, si parla di indian summer, estate indiana, per l’eplosione di colori che arriva a dare una sensazione di vera ebbrezza cromatica. I colori delle foglie autunnali contano varie tonalità di rosso, giallo, arancio, rosa, viola, marrone, nero. I colori sono legati a molecole di pigmenti che svolgono funzioni fotoprotettive e antiossidanti in un periodo in cui la progressiva riduzione delle reazioni fotosintetiche vede la pianta più vulnerabile e invasa da radicali e sostanze ossidanti.
Che significato ha per la pianta questo viraggio di colori? La foglia verde conta un buon numero di pigmenti, ma su tutti il pigmento verde, detto clorofilla, domina, mascherando pigmenti gialli (xantofille) e arancio-marroni (caroteni) molto stabili e non degradabili dalla luce. Quando l’albero si prepara al riposo invernale demolisce il pigmento più prezioso, la clorofilla che è più instabile e sensibile a temperatura e luce, senza riformarne di nuova. L’albero richiama a sé la clorofilla e smista i suoi componenti, immagazzinandoli nelle radici, nei rami, nel fusto, in attesa della primavera. Prima di cadere le foglie rivelano i pigmenti gialli e arancio invisibili prima, e si dice che le foglie ingialliscono. Sono gli stessi pigmenti di molti prodotti vegetali e animali come carote, agrumi, albicocche, banane, giunchiglie, tuorlo d’uovo, piume di uccelli. Questo è il cambiamento tipico di larici, aceri da zucchero, betulle, frassini, pioppi, ginkgo… 
Ma quando circa la metà della clorofilla è consumata e nella cellula abbondano gli zuccheri provenienti dalla sua decomposizione, in alcune specie vengono prodotti ex novo dei pigmenti rosso-violacei ad azione antiossidante, gli antociani, filtri solari potenti, tanto da mascherare la clorofilla ancora presente. Le ragioni più accreditate sono: fotoprotezione della pianta durante il periodo di recupero di nutrienti e coevoluzione per cui la colorazione rossa di foglie e frutti scoraggerebbe afidi e altri insetti da scegliere quella pianta per la stagione avversa, mentre attirerebbe uccelli disseminatori. In alcuni casi la produzione di antociani è associata a quella di fenoli, indigesti per alcune specie di erbivori. La produzione di antociani è massima durante i giorni autunnali limpidi e freschi, con notti asciutte e fredde ma non di gelo. Così si colorano in rosso molti aceri, querce, ciliegi, caki, la vite americana e il sommacco. Combinati con xantofille e caroteni persistenti nella foglia, fanno assumere colorazioni fantastiche all’autunno. 
Gli antociani svolgono un ruolo importante anche in piante giovani o con getti nuovi, proteggendole dai raggi ultravioletti quando la produzione di clorofilla si sta avviando. L'intera pianta può assumere una colorazione rosso-brunastra (come per esempio i nuovi getti delle rose in primavera), che si riduce man mano che la produzione di clorofilla va a regime. Sono gli antociani i responsabili dei colori rossi e blu di frutti come fragole, lamponi, ciliegie, prugne, ribes, mirtilli, uva nera, mele rosse (ricordiamo alcune mele metà rosse e metà verdi, rosse nella parte rivolta alla luce!) e frutti rossi in generale. Sono presenti solo nelle piante superiori subaeree e non nel mondo animale.
La caduta delle foglie avviene quando si è completato il trasferimento delle sostanze nutritive dalla foglia alla pianta. Nel punto di contatto tra picciolo e ramo si formano strati di cellule composte da lignina che si dispongono trasversalmente all’asse del picciolo per sigillare la “ferita” al momento della caduta della foglia (se la ferita  rimanesse aperta potrebbe diventare una facile via d’accesso verso la pianta per organismi patogeni). Oltre a questa barriera fisica la pianta produce, sempre in corrispondenza del punto di scissione, una barriera proteica ad azione antimicrobica.
Infine il colore marrone-bruno che assumono quasi tutte le foglie prima di cadere non è dovuto a pigmenti, ma alle pareti delle cellule rimaste ormai prive di contenuti vitali. 

FIORE

Per qualunque essere vivente la funzione essenziale è riprodursi allo scopo di perpetuare la propria specie, quindi la vita. Nel mondo vegetale si hanno più sistemi riproduttivi. Nelle piante evolutivamente inferiori la riproduzione avviene tramite versamento delle cellule riproduttive nell’acqua, nell’aria o sul terreno (come nei funghi e nelle felci). Il fiore appare solo con le specie vegetali più evolute, quelle che si sono presentate sulla terra per ultime e facenti parte della Famiglia delle Angiosperme (dal greco: “seme protetto”).
La storia del fiore è antica e affascinante, inizia circa 200 milioni d’anni fa quando il mondo vegetale era dominato da felci e gimnosperme. Da questo momento due avvenimenti hanno fatto da trampolino di lancio per l’avvento del fiore: una nuova forma e vascolarizzazione della foglia e il trasferimento verso le zone apicali dei rami delle cellule riproduttive.  Le foglie si allargarono e i loro vasi si strutturarono con una nervatura centrale. Successe che alcune di queste foglie prossime alla parte apicale dei rami si ripiegassero su se stesse seguendo la nervatura centrale e nel chiudersi inglobarono alcune cellule riproduttive. Si era così formato il primo gineceo composto da un solo carpello sormontato da stillo e stigma. Nell’intorno di questo primitivo gineceo insisteva un protoandroceo con gameti maschili. All’inizio ginecei e androcei erano scoperti e talmente piccoli che i loro resti fossili si possono osservare solo al microscopio. Successive fasi evolutive hanno portato alla formazione del calice o primo verticillo seguito dalla corolla o secondo verticillo. Con l’evoluzione si accorparono più carpelli e si invaginarono in un vero e proprio ovario. Nel frattempo i gameti maschili si organizzarono in un androceo costituito da stami disposti attorno al gineceo. Così il fiore assunse la sua forma moderna, ma in natura sono ancora presenti tutte le tappe evolutive che hanno portato a questo risultato. Il fiore moderno contiene quindi sia cellule maschili che femminili; queste ultime sono conservate in un ovario baricentrato e protetto dai verticilli di corolla e calice. Perché la nuova struttura,il fiore, è risultata vincente? Alla loro comparsa i fiori furono subito investigati dagli insetti i quali iniziarono a essere un nuovo vettore dei pollini. Fu così che s’innescò quella che viene chiamata una coevoluzione tra il fiore e l’insetto. Al fine di attrarre sempre più insetti il fiore si dotò di forme giganti, colori sgargianti, profumi invitanti e nettari deliziosi. Dunque possiamo già dire che se una angiosperma ha un fiore insignificante la sua impollinazione avviene tramite vento, terra o acqua se invece il fiore è grande colorato e profumato allora ha necessità degli insetti per riprodursi. I fiori insignificanti sono solitamente caratteristici delle piante con frutto secco, mentre i bei fiori caratterizzano le piante erbacee di breve durata. Questa regola ha opportune eccezioni negli alberi a frutto carnoso detti anche alberi da frutto e alberi tropicali come Jacaranda, Kapoc, Bauhinia, Artiglio del diavolo o locali come Ippocastano.
Quello che è successo al Regno vegetale è avvenuto anche in quello animale, anche qui l’evoluzione porta da una iniziale dispersione delle cellule riproduttive nell’ambiente prima acquatico poi aereo, a forme sempre più specializzate ed evolute di protezione delle cellule femminili che nei mammiferi porta ad una fecondazione interna, la riduzione del numero di semi e l’allevamento del seme fecondato non già nell’ambiente esterno (uova), ma dentro il corpo della madre. Tutto ciò fa sì che i mammiferi siano la Classe zoologica più evoluta.

FRUTTO

Nel fiore l’ovario racchiude le cellule femminili dette Ovuli che, una volta fecondati dal polline, si trasformeranno in Semi. Nel caso più semplice e comune l’Ovario si trasforma in Frutto. Esso è carnoso se durante la trasformazione le pareti si arricchiscono di sostanze di riserva, altrimenti è secco. In molte piante con frutti carnosi l’arricchimento coinvolge altre parti del fiore oltre l’ovario, come ad esempio il ricettacolo e i prodotti si chiamano Falsi Frutti (derivanti da fiori con ovario infero come mela, pera, melograno)  o Frutti Composti (derivanti da un solo fiore con più ovari come fragola, lampone), fino ad arrivare a tutta l’infiorescenza che si trasforma in Infruttescenza (ad esempio mora del gelso, fico).